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Gianni Valbonesi - Arte e Natura - Paesaggi di cose

Gianni Valbonesi - Arte e Natura - Paesaggi di cose

dal 6 al 26 novembre 2005
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L'aggettivo "pittoresco" lo si attribuisce, nel modo più proprio, al quadro di un paesaggio, quasi che un paesaggio naturale fosse fatto apposta per essere dipinto. Eppure, il paesaggio compare in pittura piuttosto tardivamente: gli affreschi delle grotte preistoriche rappresentano una costellazione di animali , ma nessun albero, nessun fiume, nessuna linea d'orizzonte. Salvo qualche eccezione, nei mosaici soprattutto, il gusto per il paesaggio conosce la sua esplosione artistica alla fine del Medioevo e prosegue con i grandi maestri del Rinascimento, toccando vertici insuperabili nel rispecchiamento. Ma oggi che cosa fare? Che cosa significa essere un paesaggista? Questo genere pittorico ha subito nel Novecento una trasformazione, che l'ha ridotto, per esempio, a una sorta di equazione visiva, a una mappa, al mondo visto dall'alto, come nella aereopittura del secondo futurismo, oppure ci si è smarriti stupefatti nelle piazze misteriosamente solitarie di De Chirico. Lo specchio del mondo, possiamo tentare di dir così, si è deformato, oppure si è rovesciato all'interno. Dal canto suo, Valbonesi sembra voler battere due strade, quella di chi identifica il paesaggio con il suo referente geografico, assumendo il ruolo di un Mercatore redivivo, rivisitando e ripercorrendo in lungo e in largo, con delle peripezie oniriche, delle mappe parallele, oppure, più di recente, ha elaborato dei paesaggi fatti di oggetti, reperiti per strada o nei cantieri edili, organizzandoli sapientemente in strutture visivamente pregnanti, conferendo loro un diverso significato da quello d'origine e una grazia che li rende, per l'appunto, intensamente pittoreschi. Dal collage cosmologico, fatto di molte cose messe a convivere nel quadro, al di là di ogni ragionevolezza, generando sorpresa e incanto, l'artista è passato, ora, a questi paesaggi cosificati, mi permetto di coniare questa parola, che alludono a una realtà tutta da riscoprire e che sono i paesaggi di una guida di viaggio nel mondo postmoderno (della pittura, si capisce).







Giorgio Celli









Locandina della mostra


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