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Alessandro La Motta - Viaggio Alessandrino

Alessandro La Motta - Viaggio Alessandrino

dal 25 dicembre 2005 al 8 gennaio 2006
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Alessandro La Motta: un pittore postmoderno?
Quando, alcuni decenni fa, l’ipotesi di un’arte postmoderna fece, per dir così, capolino negli scritti sui pittori, e anch’io la impiegai qualche volta, penso si alludesse, principalmente, alla possibilità di un ritorno al figurativo, ma, forse, più propriamente, a un ripensamento sulla percezione estetica e sulle forme possibili della rappresentazione nel quadro. Il termine non ha avuto lunga vita, oggi appare un po’ obsoleto, ma ci sono dei casi, come questo di Alessandro La Motta, che giudico esemplare, per i quali la tentazione di chiamare in causa la postmodernità, si fa legittima, se non addirittura singolarmente pertinente. Alessandro La Motta sembra voler reinventare le opere degli antichi maestri, per contaminarle con i veleni e le alchimie delle avanguardie, riproponendo, per esempio, le vistose morfologie muscolari di un Michelangelo, o di un William Blake, a distanza storica più ravvicinata, attraverso le ipertrofie corporee di un Botero metafisico, oppure le deformità e gli stravolgimenti ottici di un espressionismo rivisto in chiave più apollinea che dionisiaca. Se è vero, che la postmodernità potrebbe rispecchiarsi nell’emblema dell’uroborus, il serpente che si morde la coda, e che consista nel dar vita a un violento corto circuito tra il passato più remoto e la modernità più cogente, nella speranza che questa brusca interazione dialettica si proietti nel futuro, i volti dall’espressione arcaica, misteriosamente allusivi, i giganteschi telamoni e le formose cariatidi che Alessandro La Motta non scolpisce, ma dipinge, sono come le pietre miliari di un percorso che, come l’anello di Moebius, scorra rientrando perpetuamente in se stesso. Se dovessi tradurre in una formula la poetica di La Motta, proporrei questa: rinnovarsi come ritrovarsi.i

Giorgio Celli

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