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Guido Sammarchi - Umane Cosmiche

Guido Sammarchi - Umane Cosmiche

dal 1 al 21 maggio 2006
Guido Sammarchi - Umane Cosmiche Guido Sammarchi - Umane Cosmiche Guido Sammarchi - Umane Cosmiche

Sin dagli esordi a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta - dominati dal naturalismo degli arcangeliani e lo stesso Momi Arcangeli scelse una delle opere di Sammarchi (Figura) da esporre alla sua "Sindacale", la Mostra d'Autunno d'arte contemporanea allestita a palazzo Re Enzo nel 1960 - Guido Sammarchi ha eletto fondamenti di quel suo lavoro taluni elementi pittorici che lo hanno poi accompagnato per tutta la sua lunga carriera artistica.
Tra questi, prima è la materia. Allo stadio iniziale della sua ricerca, una materia grigia, inanimata come fosse stata generata da organismi urbanistici e plasmata secondo leggi tecnologiche tanto da apparire totalmente aliena al mondo della natura ed alle sue rappresentazioni paesaggistiche (in realtà, quindi, in contrasto con i dettami più significativi dell'Ultimo Naturalismo di Arcangeli).
Poi, viene la scomposizione: per esempio, al già menzionato titolo Figura, di classicistica memoria, corrisponde un'immagine in cui gli equilibri e le armonie antiche lasciano il campo ad un caos visivo dominato dal moderno statuto della frantumazione e della ricomposizione. Oramai note le tappe successive della ricerca figurativa del pittore: il momento dell'erosione dei contorni durante la sperimentazione informale nel pieno degli anni Sessanta; poi, quello irriverente, nel decennio successivo, delle raffigurazioni pop ed hippie di cui Sammarchi è deciso precursore rispetto ad una prospettiva cronologica della storia dell'arte.
Segue, quindi, una sorta di ritorno all'ordine per mezzo di strutture geometriche all'interno delle quali esplode un gesto pittorico (si pensi alla serie Rivisitazioni) che volutamente evoca l'informale dell'artista Mario Nanni secondo i dettami di un processo citazionista che, se in questa prima metà degli anni Ottanta dialoga col pittore ed amico bolognese, nella seconda si amplifica, avvicinandosi al cubismo ed al pointillisme e rievocando alla memoria nomi famosi come quelli di Braque, Picasso, Matisse oppure Carrà, Severini e Duchamp (serie Rompicapo oppure Composizioni). In altre parole, il presente pittorico di Sammarchi si fonde con il passato di un'illustre della storia dell'arte seguendo un impulso di stampo anacronistico; ma soprattutto in entrambi i periodi di questa fase anacronista, il pittore crea le sue opere come fossero una sorta di allestimento teatrale con uno spazio ad un tempo scenico e pittorico dai piani (e quindi dalle profondità) moltiplicati e con sagome multiformi (si pensi agli strumenti musicali, ai libri, alle carte da gioco oppure alla pure forme della geometria piana) che alternativamente guadagnano il primo piano della "ribalta" pittorica. Emblematiche, in questo senso, le opere vicine a collage cubisti da nomi particolarmente eloquenti come Bicchiere carta pipa e di nuovo Chitarra bottiglia bicchiere.
Nel frattempo alle variazioni a volte quasi minimali della materia cromatica - dai grigiori d'esordio ai terra delle carte di collage - si sono sostituite prima le esplosioni cromatiche della già citata serie Rompicapo, poi le patine azzurrate di lavori (Composizione con suonatrice di chitarra oppure Composizione N.1) nelle quali la scomposizione cubista è "messa in moto" dall'ondata d'urto futurista (come nella serie Dinamismo). Dalla staticità cubista le opere di Sammarchi virano verso il vorticismo avanguardista ed il palcoscenico pittorico allestito dall'artista diviene il luogo privilegiato delle performance di mimi modernisti o degli spettacoli di varietà futurista.
Trasformato in pura spazialità scenica la tela giunge ben presto ad eclissarsi fino a scomparire come in un antico teatro delle ombre in cui attori divengono oggetti che proiettano la loro sagoma oscura su uno schermo bianco, poi lo schermo si eclissa e le ombre sono misteriosamente trasformate in un movimento puro che irrompe fluttuante nello spazio in forma di sculture, come Forme dinamiche degli anni Novanta.
Ecco allora la materia da intendersi come memoria delle origini (da Figura), come sintesi (di presente e passato in un atto estetico anacronistico delle pitture di Rivisitazioni e Rompicapo), oppure come prefigurazione degli spazi pittorici e delle forme scultoree ludiche del nuovo secolo (Composizioni, Ironia dinamica). In seguito, poi, Sammarchi sembra riassorbire all'interno delle sue composizioni, tanto pittoriche che scultoree, proprio quelle forme dinamiche rivestendole nuovamente di una "macchina scenica" fortemente ritmata, ludica, cromatica, arlecchinesca. Le sue opere si fanno carosello ed immagini quasi carnevalesche, nelle quali la figurazione si deduce in un puzzle (torna preponderante il meccanismo originario della scomposizione) di tessere diverse le une dalle altre. Il pointillisme storico si accompagna al tratteggio, alla scrittura, ai reticolati, alle campiture di colore uniformi e piatte; sagome curve convivono con tagli diagonali, cunei appuntiti saettanti come fulmini s'incontrano con oggetti estranei alla pittura (quali fili o palline) e tutta l'immagine tenta incursioni al di fuori dello spazio bidimensionale del quadro, debordando da cornici di fattura antica o da quello tridimensionale rigorosamente geometrico delle sculture da cui emergono oggetti che interrompono la levigatezza delle superfici. Allora è evidente che tutto ed il contrario di tutto convivono secondo un meccanismo parodico che ammette il coesistere dell'irriverenza fianco a fianco col comico ma anche col serio modificando solamente il rilevo dato ora ad un aspetto ora all'altro.

Lorenza Miretti

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