Museo
Mario Comensoli - Ritorno in Italia

Mario Comensoli - Ritorno in Italia

dal 14 febbraio al 30 marzo 2003

Inaugurazione mostra Venerdi 14 Febbraio 2003 - ore 18:30

Cresciuto nel quartiere operaio luganese di Molino Nuovo, Mario Comensoli, figlio di un anarchico toscano emigrato a Lugano, orfano di madre - morta pochi mesi dopo averlo messo alla luce nel 1922 -, rivive, attraverso la pittura, un'epoca attiva nel suo trasformarsi, quanto per certi versi decadente, egoista, classista. Dipinge sempre, però, volgendo l'occhio dalla parte scomoda di chi non partecipa ai suoi trionfi ma alle sue sconfitte, dalla realtà triste degli emigranti italiani, del sessantotto - con l'irragionevolezza dei suoi personaggi -, dalla prospettiva della realtà dei figli malati della società nuova. Pier Paolo Pasolini, nume ispiratore dell'artista, fa scattare in Comensoli la concezione che la trasformazione sociologica e antropomorfa, avvenuta dopo la seconda guerra mondiale, comporta una profonda, radicale e continua modificazione dello stile: una sperimentazione volta al trasformismo e alla ricerca del provocatorio.
Il "pittore degli esclusi", così definito in Svizzera, arriva nella fredda Zurigo protestante degli anni cinquanta dopo una parentesi parigina. Scopre il mondo degli emigranti giunti dall'Italia meridionale che ""vive e sente sullo stesso piano e cerca non una curiosità ma una somiglianza"", così dirà Carlo Levi in occasione della prima e unica mostra di Comensoli in Italia nel 1962. Osteggiato da Guttuso e i suoi amici, lo "svizzerotto" che aveva portato a Roma i suoi "operai in blu", dedice di non voler più esporre in Italia. Nei suoi quadri traspare la tensione e la sensibilità di una realtà emarginata e deformata; echeggiano le rivolte fantasiose dei giovani della generazione "no future" fuori da ogni convenzione nella Zurigo benpensante e bacchettona degli anni ottanta che vivono la loro emarginazione dalla storia. L'ottimismo dei primi anni lascia spazio, in quest'epoca, ad una greve amarezza esistenziale. Duecento metri sotto il suo atelier, nella stazione ferroviaria abbandonata di Letten, diventata il più grande parco della droga d'Europa, si "bucano" migliaia di giovani avvolti da uno squallore apocalittico. Nell'ultimo periodo di vita, Comensoli dipinge quadri che nascono da una forte, quasi insopportabile, emozione. Mario Comensoli, cantore disperato di quei personaggi larvali che si agitano sull'orlo dell'abisso, nudi e senza anagrafe, si spegne nel suo studio di Zurigo il 2 giugno del 1993.

La mostra, inserita nel percorso espositivo italiano che ha avuto come primo appuntamento l'esposisione milanese presso la Fondazione Mazzotta-La Posteria appena concluso, è il "ritorno" in Italia di Comensoli dopo oltre 40 anni. Con oltre 40 prestigiose opere fra tele e disegni, l'esposizione si propone come uno specchio della riflessione esistenziale e di linguaggo dell'artista guidata da una consapevolezza e di un convincimento sempre più profondi.

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