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Il Nudo Fotografato e il Sogno della Pittura

Il Nudo Fotografato e il Sogno della Pittura

Mostra collettiva: "dall'Accademia al digitale (1870-2004)"
29 agosto 2004

Il Nudo Fotografato e il Sogno della Pittura dall'Accademia al digitale espone opere originali provenienti da musei e raccolte pubbliche, da collezioni private, da gallerie d'arte, dagli studi di alcuni artisti contemporanei, testimoniando un arco temporale che va dal 1870 circa alla contemporaneità. Sotto gli occhi del visitatore, le immagini edite a Parigi da Calavas, o scattate da altri fotografi dell'Ottocento mostrano dapprima i tentativi di porre la fotografia al servizio della pittura proponendo album e raccolte di pose accademiche, dove si inneggia ad atmosfere esotiche, mitiche e arcadiche. Si tratta di immagini pensate all'epoca per coadiuvare l'attività didattica delle scuole di nudo delle Accademie e accontentare i pittori Pompiers i quali lungi dall'esaurirsi nella fine dell'accademismo ottocentesco sapranno sopravvivere nel gusto del Novecento travasando i loro stilemi dai Salon all'illustrazione editoriale. A rappresentare l'Arcadia fotografica c'è in mostra Wilhelm von Gloeden (1856-1931), cantore della nudità maschile e precoce fondatore della poetica omosessuale, ma anche partecipe a Taormina del sogno mediterraneo dei Deutsch Römer. Sono alcuni artisti contemporanei come Isabella Pers, che alle foto affida il resoconto di fantasiose performance, e Roberto Degasperi, che privilegia le istallazioni fotografiche, a mostrarci come i sogni dell'Arcadia e dell'Accademia possano essere propulsori di aggiornate creatività.

Il Pittorialismo, è il tentativo paradossale della fotografia di fregiarsi del titolo di Arte imitando ed esaltando ciò da cui voleva affrancarsi: la pittura. A delineare l'affollata avventura pittorialistica sono le immagini di alcuni studi parigini degli anni Dieci e Venti, alcune rare foto tedesche di gusto espressionista degli anni Trenta a conferma che il pittorialismo fotografico partecipò alle avventure artistiche dell'Art Nouveau, del Decò,dell'Espressionismo… Ci sono, fra le altre, anche le immagini del bolognese Clelio Silvestrini(1901-1966) a raccontarci, per gli anni Trenta, gli apporti fondamentali del grande fotoamatorialismo italiano e quelle piu recenti di alcuni maestri della fotografia italiana Antonio Masotti (1918-2003) , Dario Lanzardo, Sergio Pivetta, Giovanni Cozzi che dagli anni sessanta del Novecento ci conducono al nuovo secolo, confermandoci che il pittorialismo, e pure un certo citazionismo pittorico, sono camaleonti capaci di nascondersi anche nelle più recondite e inaspettate pieghe della contemporaneità. Ben rappresentata anche la scuola francese contemporanea ( Alain Giraud, Daniel Lutz, Didier Perreau, Michel Tagliamonte ) in cui la modernità riscopre e aggiorna vocazioni pittorialiste e antiche tecniche fotografiche. C'è in mostra anche il praghese Jan Saudek assoluto protagonista della fotografia contemporanea e il centese Bruno Vidoni (1930-2001), con uno dei celebri falsi fotografici (un inedito nudo falso ottocentesco) che negli anni settanta e ottanta del secolo appena trascorso furono il terrore di molti critici ed "esperti" di arte fotografica e gli valsero meritato ingresso nella storia della fotografia italiana.
La mostra racconta poi il sogno del colore rincorso per circa cento anni da un mezzo fotografico limitato da una tecnologia che privilegiava la visione in bianco e nero, visione superata artificialmente usando pigmenti pittorici per colorare a mano le foto con esiti imprevedibili, come accade per le veneri nere africane delle popolari edizioni Ceccami che negli anni della propaganda fascista per le guerre d'Africa (anni '30 del sec.XX sembrano anticipare alcuni stilemi che saranno resi famosi trent'anni più tardi dalla pop art di Andy Warhol.

La mostra dedica spazio all'orientalismo che, affermatosi nella pittura dell'Ottocento, trova travaso nella fotografia originando un universo iconografico alimentato dagli ideali coloniali e fatto di harem immaginari e di false immagini etnografiche, dietro le quali inaspettatamente si afferma progressivamente l'idea, nient'affatto coloniale, di un multirazzismo culturale (e sessuale).

Il resto è il racconto recente delle provocazioni contemporanee di artisti insofferenti di ogni limitazione tecnica: fotografia e pittura si fondono negli ironici graffiti in polaroid, anni Ottanta, del siculo ma bolognese d'adozione Paolo Denaro, nei colti narcisismi fotopittorici del bolognese docente d'Accademia Carlo Gajani, nelle spregiudicate parodie fotografiche di capolavori pittorici realizzate dal ferrarese Vittorio Ardizzoni, infine nelle incontenibili commistioni della trentina Elisabetta Alberti che sulle foto dipinge e pure ricama, della siculo-bolognese Elisabetta Dell'Olio, raffinata manipolatrice di polaroid, della ex fotomodella modenese Debora Pelatti,che sulle foto disegna, dipinge e cuce, della romana Jude (al secolo Giuditta Paolini), che si diverte ad allestire, lei protagonista, quadri viventi ispirati dalla storia dell'arte, della bolzanina Alexandra von Hellberg che ad Appiano piega ai propri intenti il mestiere di Karl Obkircher o dello studio Xenon così come la contessa Virginia Oldoini di Castiglione induceva all'obbedienza della sua regia il celebre fotografo parigino Pierson negli ann '50 e '60 dell'Ottocento. Analogamente sembra agire Roxana all'interno di Distemper , il gruppo da lei fondato a Bologna con Simone Woodrooth, prevedendo l'inserimento saltuario di altri artisti non necessariamente fotografi. Queste artiste contemporanee possono tutte essere ascritte alla grande famiglia delle "bad girls"o "wild woman" che dir si voglia. Aggressive, sono fermamente intenzionate a conquistare i territori della fotografia e dell'arte, laddove sino a poco tempo fa i maschi dominavano la scena. Amano mettere a nudo, e non solo metaforicamente, se stesse e non poco anche gli altri. Teneramente spregiudicate, usano il proprio corpo, e quello di sorelle, amiche, amici e compagni, crudamente, a volte crudelmente, senza pudori, senza pietà, per comunicare con arguta ironia i propri sentimenti, le speranze, i desideri, le ossessioni femminili.
Sono loro la novità incalzante dell'arte che entra nel secolo XXI: nelle loro immagini di nudo, il più delle volte
autoreferenziali, la rincorsa della fotografia alla pittura può dirsi ormai conclusa.

Pittura e fotografia tradizionale si sono odiate e amate dal 1839 anno in cui Arago presentò a Parigi la nuova invenzione. Dopo 165 anni entrambe debbono fare i conti con un nuovo universo artistico perché il digitale è in rapida, continua e inarrestabile espansione come ci dimostrano i precoci tentativi primi anni '90 di Mario Pischedda , i complicati incubi del web designer Alessandro Bavari , le straordinarie creazioni del parigino Reed 013 artista di primissimo rilievo nel panorama dell'arte internazionale. In ogni caso lo si è già capito, il corpo, poco importa se elegantemente nude o provocatoriamente naked , sarà ancora il terreno principale dove vecchie e nuove arti continueranno a fronteggiarsi in futuro.

Promotori: Comune di Bondeno, Pinacoteca civica "Galileo Cattabriga", Comune di Ferrara, Osservatorio Nazionale sulla Fotografia - Centro Etnografico Ferrarese, Comune di Feltre, Galleria d'arte Moderna "Carlo Rizzarda", Comune di Zola Predosa-assessorato alla cultura, Area museale di Ca' La Ghironda - Centro d'Arte Moderna e Contemporanea - Ponte Ronca di Zola Predosa, Università di Ferrara, C.AR.I.D. - Centro di Ateneo per la Ricerca, l'Innnovazione Didattica e l'Istruzione a Distanza - corso di laurea in "TECNOLOGO DELLA COMUNICAZIONE AUDIOVISIVA E MULTIMEDIALE", Galleria Coevit - Viadana (MN), Galleria Sweet Home - Bologna

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