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Museo
Giuseppe Modena - CIRCLES (FeMM5)

Giuseppe Modena - CIRCLES (FeMM5)

dal 28 maggio al 22 giugno 2005

Si apre a Cà la Ghironda la prima mostra bolognese di Giuseppe Modena, artista eclettico e sperimentatore, tra i più interessanti interpreti dell’antica arte ceramica proveniente dall’oriente: il Raku.
La passione per l’arte nasce in Giuseppe Modena in tenera età; tra collettive e personali molti furono i riconoscimenti e gli elogi anche da parte di prestigiosi e raffinati collezionisti modenesi, come Casimiro Bettelli. Se il lavoro giovanile verte prevalentemente sull’aggressività d’immagini e colori squillanti di stampo espressionista, ora in piena maturità egli trova sul versante dell’astrazione il linguaggio ideale della propria poetica, capace di fondere insieme gli insegnamenti dei grandi maestri con le più moderne tecniche espressive.
Per l’occasione, nel più suggestivo spazio dell’area museale, l’artista presenta 30 opere inedite di grandi dimensioni, realizzate indagando il tema enigmatico del cerchio, all’interno del quale, nella vertigine dell’ eterno ritorno, tutto si assomma e tutto si perde.
Su pesanti lastre di metallo industriale ampie campiture di colore smaltato, evocative l’invetriatura tipica della ceramica, donano ad un materiale opaco energie e lucentezze nuove. Il segno istintivo e automatico caratteristico dell’artista interviene a violentare e graffiare la materia, definendo e delimitando al contempo i giochi di luce e colore. Ma non solo. La tavolozza di Modena si arricchisce di sostanze scelte e selezionate scrupolosamente perché dotate della giusta corposità e cromia: argille, ossidi di rame, ferro e cobalto, vernici, colle e resine. Tra tutti i colori l’artista predilige quelli puri e primari come ad esorcizzare la disarmante piattezza della quotidianità.
Riecheggiante per molti versi il movimento dell’Orfismo e le sperimentazioni cromatiche di Robert Delaunay, la ricerca di Giuseppe Modena approda qui ad un’astrazione il cui interesse si concentra a rafforzare l’espressività della forma e del colore in una dimensione più spirituale, quasi ad emulare le fasi degli astri e le loro traiettorie, in un gioco di curve e movimenti lineari dall’andamento lirico affini ai giochi sinuosi della grafia simbolista.
All’esterno della sala inoltre un totem di circa tre metri d’altezza, appositamente realizzato per lo spazio espositivo, dal titolo I 12 rocchi - 12 parallelepipedi in terracotta maltrattata, plasmati e lavorati ad uno ad uno – starà a simboleggiare, al centro dell’eliporto, lo gnomone dell’orologio solare, creando così, con la proiezione terrestre dell’eclittica celeste, una dialettica indissolubile tra interno ed esterno.

a cura di Simona Negrini e Mirko Nottoli

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