Spazio Atelier

GANDOLFI ROLANDO

Nato a Bologna nel 1942, vive e lavora a Imola.

Alcune tra le più recenti esposizioni personali e collettive:

1993 - Galleria Studio 5, Bologna;
1993 - Circolo Culturale, Imola (BO);
1995 - Galleria Comunale, Grizzana Morandi (BO);
1998 - Galleria Comunale Risorgimento, Imola (BO);
2000 - Galleria La Piccola, Bologna;
2000 - Galleria Il Punto, Bologna;
2001 - Borghi in Arte - 1a Ed., Predolo di Vigo-Camugnano (BO);
2002 - Borghi in Arte - 2a Ed., Predolo di Vigo-Camugnano (BO);
2003 - Artolè, Tolè-Vergato (BO); 2004 - Portanova Arte, Bologna;
2006 - Galleria del Risorgimento, Imola (BO);
2008 - Arte in vetrina, Vergato (BO).

Recensioni e testi critici


Rolando Gandolfi è uno di quei pittori compositi, o se vogliamo eterocliti, che hanno sempre cercato loro stessi, e una loro identità progettuale, senza mai trovarsi in modo definitivo, lasciando però, ad ogni tappa del loro percorso, un qualche chiaro segno di un’innegabile bravura. Pittore realista, che cerca di esprimere le emozioni attraverso la descrizione della vita, e che intende rappresentarla nei suoi aspetti più vari, ritratti, fiori, boschi e paesaggi, Gandolfi sembra aver attraversato le avanguardie del Novecento con molta nonchalance, per approdare a una dimensione che potremmo definire ispirata al postmoderno, con un figurativo, che, per lui, non è un ritorno all’ordine, ma una condizione estetica che vorrei poter definire naturale. Tuttavia, se si prendono in considerazione le sue opere, per lo meno le più felici, quei suoi boschi dipinti in tutte le loro stagioni, con quei colori subacquei, quelle sfumature da sortilegio percettivo, quei suoi alberi che ora si stagliano sull’insieme e ora ne vengono riassorbiti in una grande macchia cromatica, risulta evidente come il fantasma della pittura informale, che è stata forse la più pregnante del secolo appena passato, faccia non solo capolino, ma si presenti con tutta la sua inquietudine estetica. Questi paesaggi silvestri obbediscono a una loro singolarissima alchimia, di chi immergendosi nella natura, ritrovi una forte componente onirica, o per lo meno una condizione di stupefazione ipnotica di fronte a un paesaggio le cui forme naufragano continuamente nel colore. L’allusione all’antica sacralità dei boschi, rivissuta con spirito laico e con disincanto pittorico, è una delle componenti nascoste, e forse per questo più suggestive, di questo viaggio attraverso l’universo vegetale. Si potrebbe dire che l’ipotesi di Nieztche, che il mondo sia giustificabile solo come fenomeno estetico, guidi la mano del pittore. Le opere di Rolando Gandolfi, per lo meno i suoi paesaggi, ripropongono, dopo un lungo esilio, un nuovo avatar della pittura con la Natura.

Giorgio Celli

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